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Il mondo del vino

I vini dell’universo Toscana

Viaggio enologico in una delle regioni italiane da cui provengono vini dalla storia straordinaria, campioni di gusto e qualità.

Quando dici Toscana, pensi subito ai grandi rossi che hanno fatto la storia della regione nel mondo, come Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico e i più recenti Supertuscan. Vini segnati da grande potenzialità di invecchiamento, nati spesso dal Sangiovese toscano (il vitigno è presente anche in Romagna, dalla cui terra nascono oggi dei rossi molto interessanti), attraverso una miriade di cloni creati nei vivai, o nati dalle selezioni massali dei produttori, come nel caso di quello mitico, famoso quasi quanto il Santo Graal, di Biondi Santi della tenuta Il Greppo.  

Si deve a questa antica famiglia di viticoltori la nascita del primo Brunello di Montalcino, a seguito di quei singolari esperimenti di vinificazione che portarono, nel 1865, alla presentazione al pubblico della prima bottiglia dal nome iconico, scelto per celebrare la sua uva a bacca nera. Un rosso da grandissimo invecchiamento tutelato oggi da un rigido disciplinare di produzione, per il quale ogni anno si riunisce una speciale commissione che conferisce fino a 5 stelle qualitative. Tra le annate stellari da tenere in cantina ci sono la 2006, la 2012 e la recente 2019

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La Toscana non è solo rossi ma anche vini bianchi, spesso poco conosciuti, specie all’estero. Il Vermentino toscano è presente un po’ ovunque, con una robustezza, rispetto a quello sardo, più contenuta, segnato da profumi di frutta bianca, agrumi e sentori di mandorla. C’è poi un vitigno meraviglioso, l’Ansonica nella zona del grossetano, che piace per la complessità del bouquet e l’abbinabilità a tutto pasto. E che dire della Vernaccia di San Giminiano? Un bianco che merita di essere nominato non solo per la sua storia antica (persino Dante cita la Vernaccia nel Purgatorio!), ma anche per essere il primo vino italiano ad aver ottenuto la Doc nel 1966.  Tra i bianchi, infine, non si può dimenticare il Trebbiano Toscano, che sia in purezza che in assemblaggio fa parte di molte denominazioni della regione.  

Tornando ai più noti vini rossi, anche il Vino Nobile di Montepulciano, come il Brunello, è figlio del Sangiovese, con un suo clone specifico. Il vino è diventato noto a livello internazionale grazie ai favori dell’aristocrazia, per poi venire scalzato, da metà Ottocento, dal Chianti che ne ha preso il posto nelle Corti europee. Un rosso tanto amato anche da Voltaire, che nel 1759 lo cita persino nel suo Candide. 

Venendo al Chianti, occorre specificare che quello più famoso e pregiato è il Chianti Classico, proveniente da una zona antica e delimitata a soli nove comuni. Un rosso che vanta una storia antica e gloriosa, risalente addirittura al 1716, quando il Granduca di Toscana, Cosimo III, ne fissò in un bando i confini di produzione tra le province di Firenze e Siena, sancendo di fatto la nascita della prima denominazione al mondo. Il simbolo del Chianti Classico è il Gallo Nero (se avete dubbi nessuna paura, perché è riportato sul collo delle bottiglie nate in questa zona storica) testimoniando sia l’antica Lega Militare del Chianti, sia la leggenda degna di una romanza medievale cavalleresca. Per porre fine alle contese tra i territori di Siena e Firenze, due cavalieri partiti dai rispettivi territori al canto del proprio gallo (bianco per i senesi, nero per i fiorentini) avrebbero fissato il confine tra le due Repubbliche esattamente nel loro punto d’incontro. I fiorentini dimostrarono ardita furbizia lasciando il loro gallo nero al buio e a digiuno per molti giorni, tanto che, quando fu lasciato libero, cantò ben prima di quello senese, dando al suo cavaliere un vantaggio eccezionale. Di fatto, questo permise al fiorentino di incontrare il rivale senese a soli 12 chilometri da Siena. 

C’è poi il Morellino di Scansano, i cui vigneti circondano le colline dell’omonimo paese in provincia di Grosseto, dove generalmente i vini hanno un’evoluzione mediamente più rapida, rispetto ai fratelli del nord della regione. 

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Bolgheri Doc è la denominazione più giovane, ma anche tra le più famose oltreconfine, complice l’utilizzo sapiente, in terra toscana, dei vitigni internazionali. La DOC Bolgheri Sassicaia, come vi abbiamo già raccontato è lunica denominazione italiana interamente compresa in una sola azienda, la Tenuta San Guido. Questi vini sono spesso chiamati anche Supertuscan, come nel caso di un altro campione di eleganza, il Tignanello di Marchesi Antinori, perché coniugano in un sapiente blend la territorialità del Sangiovese, all’internazionalità dei vitigni alloctoni.

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