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Italy on the road

Scoprire Pantelleria attraverso i suoi Capperi IGP

Storia, curiosità e informazioni pratiche per un viaggio sensoriale nell’isola dal paesaggio lunare

Pantelleria è una piccola isola italiana nel Mar Mediterraneo, a metà strada tra la Sicilia e la Tunisia, con una superficie più piccola di quella della città di Firenze. Ci si va per il mare meraviglioso e le sue calette dal blu intenso, la si sceglie per i trekking sulle montagne che affacciano sulla distesa d’acqua a perdita d’occhio, le scogliere e i suoi scorci neri di lava.

Una delle più belle definizioni con cui è stata descritta è, probabilmente, “Pantelleria è un’isola indecisa”. Ha infatti un’anima rurale di contadini e uno stile ricercato di case nascoste, il cibo profuma di Nord Africa ma con gli ingredienti della Sicilia.

Ma se si chiede a chiunque per cosa è famosa Pantelleria, d’istinto la risposta sarà univoca: i capperi e il vino passito.

In questa isola, solcata da file di muretti a secco che sembrano le righe di uno spartito e che proteggono dalla forza del vento, vengono coltivate vigne basse e piante del cappero, che sopravvivono al clima secco e perennemente soleggiato tipico di questo luogo. Scoprire entrambe le eccellenze è fare un tuffo nella storia antica e rurale di Pantelleria, dove il tempo sembra scorrere ad un ritmo diverso rispetto al resto del mondo. 

Boccioli, cucunci e foglie: dei capperi di mangia tutto

Le origini del Cappero di Pantelleria IGP (l’Indicazione Geografica Protetta gli è stata conferita nel 1996 per dare valore a questo prodotto dalle caratteristiche uniche) risalgono a Greci e Latini, che conoscevano questa pianta e la usavano sia per la sua versatilità a tavola sia – a quanto pare – per le sue proprietà afrodisiache.

Resistente e combattiva, la pianta del cappero cresce sui muri, tra le rocce laviche sbriciolate e negli angoli più impensabili. La raccolta è difficile, fatta esclusivamente a mano e con delicatezza, tanto che nel tempo si stava perdendo. Oggi è stata recuperata e valorizzata grazie a piccoli produttori tenaci e visionari.

È curioso quando si apprende che quello che si mangia è solo il bocciolo del fiore non ancora aperto, ma tradizionalmente a Pantelleria vengono mangiati anche i suoi frutti – chiamati cucunci o cucungi – e insolitamente anche le foglie.

Queste ultime sono piccole (sono solo le cime dei lunghi rami) e spesso usate per decorazione, vista la loro deliziosa forma a cuore, ma messe in salamoia si trasformano in un ingrediente saporito, da aggiungere a piatti semplici come un’insalata di patate.

L’altro prodotto sono i cucunci, i frutti della pianta del cappero. Un tempo scartati e oggi riscoperti e apprezzati, si trovano sotto aceto, soprattutto per accompagnare aperitivi con vini che ben tollerano ed esaltano la loro sapidità (come un Vermentino di Sardegna).

I panteschi (gli abitanti di Pantelleria), sanno poi molto bene come usare le loro golose risorse: visitando l’isola è un vero piacere dei sensi abbondare con la tipica insalata pantesca (fatta con patate, pomodori di Pachino, cipolla, olive e ovviamente i capperi) o con “l’ammoghio” pantesco, una salsa di pomodori a crudo dove spesso vengono aggiunti i capperi, per dare corposità.

Il valore di questi golosi boccioli è universalmente riconosciuto e la loro versatilità in cucina è straordinaria (a proposito, scopri il nostro tutorial per preparare la polvere di capperi). I capperi sono apprezzati non solo dalla cucina rustica e tradizionale, ma anche da chef stellati e pasticceri di alto livello: Massimiliano Alajmo (uno degli chef tristellati più famosi d’Italia e del mondo) usa la polvere di capperi insieme al caffè nel suo iconico risotto, mentre il celebre pasticcere Ernst Knam con il cappero ci ha creato una pralina: cioccolato bianco, cocco, capperi di Pantelleria e limone.

Pantelleria ha saputo dare nuova vita a questo prodotto, la cucina ha capito come reinterpretarlo e dargli nuova linfa. Ora tocca a voi! Per esempio, vi consigliamo di cominciare con una ricetta tradizionale mediterranea, facile e scenografica, come il Branzino al forno con patate, pomodorini, olive e capperi.

Visitare Pantelleria

Se parlare di capperi vi ha fatto venire voglia di prenotare il prossimo viaggio nella destinazione sicula, ecco le informazioni utili che vi serviranno per rendere il vostro viaggio perfetto.

Come arrivare 
In estate ci sono molti voli da tutta Europa per Trapani, l’aeroporto migliore per prendere poi il collegamento per l’Isola. Si può scegliere anche di prendere il traghetto, che parte sempre da Trapani la sera e arriva a Pantelleria nel primissimo mattino.

Noleggiare un’auto 
Per muoversi all’interno dell’isola, nelle sue strette e panoramiche strade, è necessario un mezzo proprio, che sia un’auto o un motorino.

Alloggiare a Pantelleria
L’opzione migliore, per immergersi nella natura e nello spirito locale, è cercare un dammuso, una delle abitazioni tipiche pantesche, frutto del mix tra civiltà araba e lavoro contadino locale. Sono casette che nascono tenendo conto delle peculiarità del territorio: il vento, il caldo, le piogge scarse e la lava. Spesso si trovano costruzioni ristrutturate con gusto, che fuori sembrano come le altre, ma all’interno sono veri capolavori di design.
Inoltre, spesso i dammusi vengono gestiti da privati, abitanti del posto che elargiranno volentieri consigli su ogni angolo di un’isola di cui sono sempre, veracemente, orgogliosi.

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